Per Oliver Sacks

«Più di tutto amavo le motociclette. Mio padre ne acquistò una prima della guerra, una Scott Flying Squirrell con un grande motore raffreddato ad acqua e un tubo di scappamento che sembrava urlasse. Pure io volevo una moto così potente. Quanto tornai a Londra all’età di 10 anni, nel 1943, amavo sedere affianco alla finestra nella stanza principale per cercare di capire chi fossero i motociclisti che passavano veloci. Potevo riconoscere una dozzina e più di marche – AJS, Triumph, BSA, Norton, Matchless, Vincent, Velocette, Ariel e Sunbeam – e lo stesso per altre rare moto straniere come le BMW e le indiane.»

Abbiamo tradotto per voi un estratto dall’ultimo libro inedito in Italia di Oliver Sacks, l’autobiografia dal titolo On the move – a life (Knopf 2015). Appassionato di motociclette – la copertina lo ritrae in sella a una BMW, giubbotto di pelle, jeans strappati e stivali – è andato lontano. Fin da bambino, Sacks andava veloce, anche “troppo” secondo il suo maestro di scuola. Il libro vibra della sua energia irrequieta, proprio quella che Sacks ha messo nella propria ricerca.

Giovane neurologo nei primi anni ‘60 in California, poi a New York, diventa l’uomo le cui scoperte hanno affascinato i lettori, anche i meno esperti. Il movimento, il non fermarsi mai a una definizione chiusa, l’ha reso un uomo complesso, medico e naturalista al tempo stesso, interessato in pari misura alle malattie e alle persone, teorico e drammaturgo, attratto dall’aspetto romanzesco e da quello scientifico della malattia, come lui stesso si è definito.

Qui
le dieci cose che non potete non sapere su di lui.