SULLA PAROLA MATERIA E SULL PAROLA LIBERTÀ

Questo è il dizionario di Torino Spiritualità.
Il dizionario delle parole che salgono sul palco dal 23 al 27 settembre.

1. MATERIA [ma-tè-ria] s.f

È ciò che ha una consistenza fisica, un peso. Ha una massa, occupa spazio, si adegua alle forme.
Compone gli oggetti fisici. Compone noi, il nostro corpo, grasso, magro, corto, lungo.
Dicono sia il principio di ogni limitazione.
Può essere organica o inorganica. È naturale, come una foglia. È artificiale.
È solida quando i legami fisici sono forti. È inconsistente quando i legami non ci sono.
È generata dal pensiero, secondo Giordano Bruno. È anche preziosa, prima, plastica.
È scolastica, è d’esame. È grigia, è scottante. Quando è oscura, è il lato invisibile.
È ciò che non possiamo conoscere. Quando è oscura è quasi il 90% dell’universo.

2. LIBERTÀ [li-ber-tà] s.f.inv.

È nostra quando possiamo agire senza costrizioni.
È nostra dalla nascita, per Platone: siamo liberi di scegliere la materia che ci porta in giro.
Il nostro corpo, grasso, magro, corto, lungo.
È da sperimentare in solitudine, secondo Schopenhauer.
È signora, per Fabrizio De Andrè.  Muore sotto scroscianti applausi, in Star Wars.
È la misura dei nostri sogni, per Alda Merini. È un’illusione, come l’amore. In Romanzo Criminale.
È la possibilità di essere migliori, per Camus. È di parola, è religiosa, è vigilata. È di pensiero.
Se siamo nati liberi, perché l’anima ha la possibilità di scegliere (senza costrizioni) il corpo nel quale incarnarsi, allora dovremmo essere liberi di essere felici.

EPPURE.

Intorno a questo “eppure”, al libero arbitro, allo scontro tra Materia e Libertà, il dialogo tra un scrittore, Antonio Pascale e un astrofico, Amedeo Balbi, accompagnati dalla musica di Riccardo Sinigallia: non c’è niente di più perfetto di un sì a cuor leggero. 

 


 

Questo il racconto della lezione-spettacolo, scritto da David Diop.

Il tema della serata è il rapporto tra la libertà umana e la meccanicità delle leggi fisiche dell’Universo.
Antonio Pascale affronta l’argomento con l’aiuto di letteratura e filosofia. Raccontando Anna Karenina, lo scrittore introduce quello che sarà la domanda portante dell’intera lezione-spettacolo:

Può l’uomo definirsi libero?

Prova a rispondere Amedeo Balbi, astrofisico, con l’immagine del rigore sbagliato di Roberto Baggio nella finale del mondiale del ’94 contro il Brasile. Con seria leggerezza Balbi domanda “Se Baggio potesse tornare indietro, a qualche istante prima di calciare il pallone, sarebbe in grado di agire diversamente?”.
L’uomo è composto di atomi che seguono in maniera meccanica le leggi dell’universo, perciò la risposta in questo caso sarebbe negativa: a parità di condizioni, Baggio avrebbe sbagliato nuovamente il rigore.

Se ci fosse stato Platone in sala, si sarebbe alzato e a gran voce avrebbe gridato “Fandonie! L’uomo con la propria ragione può spezzare la catena del destino ed agire liberamente!” Zenone avrebbe inveito contro l’allievo di Socrate, paragonandolo ad un cane che, legato al carro del destino, è convinto di essere lui stesso a volerlo rincorrere. Forse sarebbero arrivati alle mani. Fortunatamente in sala al loro posto c’è Sinigallia e la sua Il nostro fragile equilibrio.

Balbi  ci racconta di LaPlace e della nascita del determinismo classico: Se conosco le condizioni iniziali di un sistema posso calcolare l’evoluzione del sistema stesso. Vale a dire che se esistesse un essere con un intelletto in grado di conoscere la precisa posizione nel preciso momento di ogni atomo dell’universo, vedrebbe con estrema chiarezza passato, presente e futuro e si renderebbe conto che il libero arbitrio non esiste, è solo un’ illusione. Naturalmente tale essere esiste solo nella mente di Laplace.

L’uomo però si trova comunque a navigare in acque pericolose: meglio avvicinarsi alla amara verità, ovvero siamo burattini nelle mani del destino, o coprirsi gli occhi con un velo di beata ignoranza?

L’uomo può far ciò che vuole, ma non può volere quello che vuole, queste parole mi accompagnano in ogni situazione della mia vita e mi conciliano con le azioni degli altri, anche quando sono dolorose per me. Questa consapevolezza della mancanza di libero arbitrio mi aiuta a non prendere me e gli altri troppo sul serio e perdere la calma, diceva Einstein.

L’essere umano si trova ad avere coscienza di se stesso, ma al contempo si accorge di essere incatenato,costretto a compiere determinate azioni. Importante è la reazione che esso ha di fronte a questa scoperta: può cadere nel più grande sconforto nichilistico, oppure, per dirla con Nietzsche, dire un entusiastico Sì all’esistenza ed al tutto diveniente, partecipando alla danza cosmica a cuor leggero. Si può quindi, conoscendo la direzione in cui scorre il fiume della vita, decidere di navigare seguendo stoicamente  la corrente. Forse è questa la libertà, che non coincide con il fare ciò che si vuole, ma nell’agire in maniera coerente e razionale, aspirando a trovare il proprio posto nell’universo ed il proprio centro di gravità permanente.

La libertà è infatti la capacità dell’uomo di conoscere lo schema della natura e riuscire, nei limiti delle sue capacità spirituali, a seguire la legge morale dentro di sè, cercando di liberarsi quanto è possibile dalle catene della necessità causale del mondo sensibile,al quale appartiene in quanto “fatto di terra”, con uno sguardo verso l’Assoluto e le stelle.