APPENA FINISCE LA GUERRA, IO LA VADO A CERCARE. VALERIA PARRELLA RILEGGE UNA QUESTIONE PRIVATA

Una questione privata è costruito come una casa. Una casa con davanti dei ciliegi, con davanti un grande viale. Un viale che dev’essere percorso tutto, anche se non riporta alla giovinezza. Forse porta alla alla maturità. Attraversare quel viale significa attraversare la guerra. Ed è Milton a dover intraprendere il cammino.

La guerra di cui si parla è la guerra partigiana, e ragazzi non sono più ragazzi. La storia comincia così. Il titolo rimanda a un fatto che non ha nulla di privato, ma Beppe Fenoglio riesce trasformare con maestria quel fatto in un dialogo privato con ciascuno di noi, che leggiamo e rileggiamo il libro, e la storia d’Italia. Lo scrittore ingaggia di continuo questione privata con tutte le variabili che noi ci leggiamo dentro.

Com’erano venute belle le ciliegie nella primavera del quarantadue. Fulvia ci si era arrampicata per coglierne per loro due. Da mangiarsi dopo quella cioccolata svizzera autentica di cui Fulvia pareva avere una scorta inesauribile. Ci si era arrampicata come un maschiaccio, per cogliere quelle che diceva le più gloriosamente mature.

Il viale riporta a Milton il ricordo di Fulvia e del suo amore per lei. La rivedrà solo dopo la guerra perché è giusto. Prima della fine è impossibile, lei “è lontana da me quanto la nostra vittoria”. Amore e guerra sono al centro del romanzo, e sono temi della narrativa per eccellenza. Amore e guerra, nella nebbia.

Sì perché Fenoglio ha diversi e straordinari modi di raccontare la nebbia. Ci sono banchi di nebbia come greggi, squarci nella nebbia, nebbione da perdercisi, i progressi della nebbia, gli alberi fantasmi, gole intasate dalla nebbia, spiragli e ondeggiamenti nella nebbia, nidi oppressi dalla nebbia, nebbia che ostruisce, rinforzo di nebbia, veli di nebbia, perforando la nebbia, spaventosa nebbia. Descrive le cose in un modo che “sembra facile”, ed è la sua grandezza.
Come la strada che “rampava”: che fa, si muove, cammina? Alla strada attribuisce un verbo, un’azione, e così la descrizione prende vita. Certe parole, in Fenoglio, hanno lo stesso suono dei passi.

Una questione privata fu criticato all’uscita, perché non dava alla guerra partigiana l’esaltazione che era giusto sentire dopo la liberazione. La propaganda politica lo bollò come annichilente. E in effetti Milton soffre, non ne può più, aspetta la pace. Fenoglio racconta il coraggio nell’azione e nella narrazione dell’azione, e la storia di Milton è neorealista, anche perché è una narrazione del coraggio. E ci riconosciamo, in quella storia e nei suoi dettagli.

Questa di Valeria Parrella è l’ultima Conversazione sul neorelismo.
Le altre sono qui: Nicola Lagioia rilegge Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini,
Paolo Nori parla di Cesare Zavattini e Emauele Trevi che rilegge Kaputt di Curzio Malaparte.