I POETI CONTINUANO A PARLARE

I poeti parlano anche a chi non viveva ancora quando hanno scritto quel che hanno scritto.
Abbiamo fatto visita al Cimitero Acattolico di Roma con una guida particolare. Si tratta di un libro intitolato Tumbas. Tombe di poeti e di pensatori. L’ha scritto Cees Nooteboom e l’ha pubblicato Iperborea.

I viaggi di Nooteboom hanno previsto sempre una tappa, quella presso la tomba di un poeta, scrittore, filosofo, che ha segnato la sua vita e la sua formazione. Nooteboom ha viaggiato in tutto il mondo, spinto da questo pensiero:

Perché si va sulla tomba di una persona che non si è mai conosciuta? Perché ci dice ancora qualcosa, perché dice qualcosa a te, qualcosa che ti risuona ancora nelle orecchie, che ti è rimasta in testa e che probabilmente non riuscirai mai a dimenticare, qualcosa che conosci a memoria e che, di tanto in tanto, a bassa o ad alta voce, ripeti.

Con questo libro tra le mani, camminare per il cimitero acattolico (che si raggiunge con la Metro B, fermata Piramide), è un piccolo viaggio avanti e indietro nella storia del pensiero, una riflessione sull’uomo. Infatti, la sosta davanti al monumento di John Keats, Shelley, Gregory Corso, Dario Bellezza, Amelia Rosselli, è un momento attivo, in cui la mente e il cuore si riempiono di pensieri e ricordi: una poesia mandata a memoria, un frammento, un’immagine. Il dialogo con loro è continuo, mai esausto, e non conosce la fine.

Come scrive Nooteboom, i poeti continuano a parlare.

Il cimitero acattolico di Roma ha una lunga storia.
I cipressi secolari, così solenni, regalano ombra e quiete. Tutto è curato, ogni siepe e ogni albero, i sentieri sono di ghiaia, terra e radici, e molti gatti si aggirano tra le lapidi. L’inizio del suo utilizzo risale al 1716, vi sono sepolti soprattutto inglesi e tedeschi, ma anche molti americani e scandinavi, russi e greci. Perlopiù le tombe sono di protestanti e ortodossi orientali, ma anche di altre fedi come Islam, Zoroastrismo, Buddismo e Confucianesimo. Le iscrizioni sono in più di quindici diverse lingue – lituano, bulgaro, ceco-slavo, giapponese, russo, greco e avestico, e spesso incise con i tratti della propria scrittura.

Fateci una passeggiata, se capitate a Roma. 
E così anche in altre città, come, per esempio, Parigi con il suo Père-Lachaise, Montparnasse e MontmartreLondra con Highgate.


 

"Angel of Grief" monumento funebre realizzato nel 1894 da William Wetmore Story

Gregory Corso, poeta

Gregory Corso, poeta

Londra 1795 – Roma 1821

John Keats, Londra 1795 – Roma 1821


Durante gli ultimi anni ho visitato innumerevoli tombe di poeti e di scrittori e la sensazione è sempre la stessa: si va a far visita a dei morti che si conoscono meglio della maggior parte dei vivi.