IN A SENTIMENTAL MOOD. TORINO SUONA JAZZ

In a sentimental mood, ecco come ci avviciniamo al Torino Jazz Festival.
Al Circolo gli appuntamenti sono tanti: la presentazione del libro Jazz in town, l’appuntamento con Claudio Sessa per scoprire la storia del jazz dallo stile New Orleans alla scena newyorkese (a partire dal libro Improvviso singolare, il Saggiatore), il laboratorio per i bambini, le storie dei jazzisti raccontate da Enrico Bettinello (a partire dal suo libro Arcana) e, infine, il concerto del pianista Paolo Russo.

In a sentimental mood, con uno stato d’animo sentimentale.
Questo è il titolo della ballata di Duke Ellington, composta nel 1935 e registrata con la sua orchestra nello stesso anno.

Racconta Duke che il brano l’ha scritto nel North Carolina: stavo suonando per un gran ballo in un magazzino di tabacco quando un mio amico ha avuto qualche problema con due pulcini. Per tranquillizzarli ho improvvisato quella che poi sarebbe diventata In a sentimentale mood.

La versione più famosa della ballata è quella suonata con John Coltrane per l’album Duke Ellington e John Coltrane:


 


 

Chi era Duke Ellington?
Al suo funerale, nella Cattedrale di St. John the Divine, c’erano più di 10.000 persone e altre 2.500 sono rimaeste fuori, molte altre erano sintonizzate sulla radio, per la diretta, e lo stesso Nixon, prendendosi una pausa dal Watergate, lodò “il più importante compositore d’America”.

Ellington ha costruito con grande precisione la propria immagine pubblica, l’ha fatto in modo maniacale e quasi paranoico. E incrociando pubblico e privato, si ottiene l’immagine complessa di un artista diventato icona, che ha cercato di nascondersi più che raccontarsi. Pieno di contraddizioni, Ellington è stato religioso e insieme donnaiolo instancabile, padre di famiglia, non ha mai divorziato da Edna anche quando andò a vivere con una ballerina del Cotton Club. Riservato, ci teneva che i suoi fan lo vedessero come lui voleva essere visto, per questo cominciò a pagare i giornali e a mettere annunci costosi, perché della sua condotta privata non si desse notizia.

Era l’aristocratico del jazz di Harlem, un genio musicale il cui stile e teoria hanno creato una musica tutta nuova. Figlio di un maggiordomo, nipote di uno schiavo, aveva un’aria regale: dopo l’abbandono della scuola superiore ha fatto di tutto per imparare le buone maniere dell’alta società. Lo scopo della sua vita è stato il riscatto degli afroamericani.

Ma ha avuto un’esistenza tormentata: è stato accusato di sottrarre il materiale ai suoi musicisti senza riconoscergli nulla, era un traditore seriale – si racconta che la moglie Edna lo aggredì con un rasoio dopo aver scoperto il su ennesimo tradimento – era un edonista e un egocentrico che ha vissuto una vita del tutto subordinata alla propria arte. Una vita che l’ha sopraffatto, tanto che delegò l’organizzazione del suo tempo al proprio manager e alla moglie: concerti, registrazioni, interviste, composizione, erano loro a tenere la sua agenda.

Nonostante tutto, i suoi successi sono tanti e indimenticabili, ecco cinque canzoni per conoscerlo e per avvicinarsi al festival diffuso che invaderà Torino a partire da domani, 22 aprile:


1. TAKE THE ‘A’ TRAIN


2. I GOT IT BAD


3. MOOD INDIGO 


4. SOLITUDE

https://www.youtube.com/watch?v=svUWV9ZOrgc


5. SOPHISTICATED LADY