TROVA LE PAROLE #2

«Non chiederci la parola», scriveva Montale in uno dei suoi testi più noti – al contrario qui di parole ne dovrai trovare ben 14! In questo nuovo passatempo letterario il filo conduttore è proprio la poesia: lirica o sperimentale, contemporanea o meno, e poi poeti e poetesse, movimenti storici, e termini tecnici.

Quante ne riesci a individuare?

Giovanni Pascoli, alle soglie del Novecento, afferma «Sappiate che per la poesia la giovinezza non basta: la fanciullezza ci vuole!». Per Giorgio Caproni, decenni dopo, la poesia non ha il potere di trasmettere o comunicare una realtà, bensì di generarla, «tessendo più che un discorso logico, un ruggito dolce di belva, il mugghio di quell’animale estremamente dotato e complesso ch’è l’uomo: cioè qualcosa di ben più convincente di qualsiasi eloquio» – [da Il quadrato della verità, 1947]. Mentre Valerio Magrelli, scrittore e docente universitario, ha dichiarato di essere rimasto colpito da e di aver fatto sua l’affermazione di Edoardo Sanguineti, il quale, rispondendo a una domanda, affermava di scrivere poesia «per antipatia».

 

EDOARDO SANGUINETI

«Per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente / fresco di giornata)» prescriveva, come in una ricetta di cucina, Edoardo Sanguineti, intellettuale, politico e poeta, e poi «concludo che la poesia consiste, insomma, in questa specie di lavoro: mettere parole come / in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute argute / e brevi: (che si stampano in testa, cosí, con un qualche contorno di adeguati segnali / socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite metafore): / (che vengono a significare, poi, nell’insieme: / attento, o tu che leggi, e manda a mente)» [da Postkarten 49, 1975]

 

GIORGIO CAPRONI

Per l’autore livornese i versi delle sue poesie «sono nati in simbiosi con il vento»: «da ragazzo studiavo armonia musicale, tentavo di comporre dei corali a quattro voci. Normalmente al tenore si affidano dei versi, che io attingevo dai classici più musicabili e piani, come Poliziano, Tasso o Rinuccini, finché un giorno mi accorsi che il mio maestro – questi versi – non li leggeva nemmeno. Da allora mi feci vincere dalla pigrizia e cominciai a scriverne di miei. È così che ho iniziato; poi il musicista è caduto ed è rimasto il paroliere, ma non è un caso che tutto questo sia accaduto a Genova, città di continua musicalità per il suo vento».

 

PATRIZIA CAVALLI

«Non si possono scrivere poesie se non si ha memoria» secondo Patrizia Cavalli, poetessa italiana nata a Todi, in provincia di Perugia, nel 1947. Nella sua poesia le strutture metriche tradizionali accolgono un lessico e un immaginario comune. Pubblica la sua prima raccolta poetica del 1974, Le mie poesie non cambieranno il mondo (Einaudi), dietro la spinta e la guida di Elsa Morante.

 

FUTURISMO

Nel Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912, Marinetti scriveva: «La poesia deve essere un seguito ininterrotto d’immagini nuove senza di che non è altro che anemia e clorosi. Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a lungo esse conservano la loro forza di stupefazione».

 

MARIANGELA GUALTIERI

La poetessa e scrittrice italiana Mariangela Gualtieri in tutta la sua opera riflette sulla parola e sulla sua «inadeguatezza»: «Ma forse la poesia, forse tutta l’arte nasce da questa insufficienza della lingua corrente, che finge di poter dire ciò di cui davvero ci importa, per poi lasciarci sempre inappagati, delusi. Certo è viva in me l’esigenza di rinominare le cose, di richiamare alla vita o alla vivezza le parole, strappandole dal luogo logoro in cui sono relegate».

 

MYRICAE

La raccolta poetica di Giovanni Pascoli, Myricae, la cui edizione definitiva risale al 1903, prende il nome da un verso delle Bucoliche di Virgilio: «[Non omnes] arbusta iuvant humilesque Myricae» ([Non a tutti] piacciono gli arbusti e le umili tamerici). Definendo con questo termine una poesia meno ostentata e in qualche modo più umile ma che, aprendo la tradizione precedente a una ricerca linguistica profondamente sperimentale e a un lessico estremamente moderno, dà avvio all’avventura della poesia del Novecento. Pascoli definisce più esplicitamente la sua idea poetica nella prosa-saggio Il fanciullino, in cui invita il poeta ad adottare uno sguardo nuovo e innocente sulla realtà.

 

VALERIO MAGRELLI

Valerio Magrelli ha pubblicato nel 2005 una sorta di abecedario dal titolo Che cos’è la poesia? in cui, in contrapposizione con alcune forme di poesia contemporanea, afferma che la poesia deve parlare delle cose, quelle che ci circondano e di cui è fatta la nostra realtà, mentre «i tramonti» così come «i gabbiani sono la criptonite della poesia, la uccidono immediatamente».

 

RIMA

La rima è l’identità fonetica nella terminazione di due o più parole, a partire dalla vocale tonica, quella su cui cade l’accento. Utilizzata in poesia in parole alla fine di un verso ma anche in prosa per parole a breve distanza. Se l’identità fonetica dalla tonica in poi non è assoluta, si ha una rima imperfetta, come nei casi dell’assonanza o della consonanza.

 

SONETTO

Il sonetto è una composizione metrica (dal francese antico sonet«canzone, canzonetta») composta di 14 versi, disposti in 2 quartine e 2 terzine, nella tradizione italiana spesso si tratta di endecasillabi. Giacomo da Lentini, poeta della scuola siciliana del XIII secolo, sembra essere l’ideatore di questa forma.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

 

STROFA

Il termine strofa viene dal larino stropha (a sua volta dal greco στροϕή, che significa «voltata, evoluzione del coro», e deriva dal verbo στρέϕω «voltare»); la strofa è formata da due o più versi, che costituiscono un periodo ritmico. Esistono nella tradizione italiana diversi tipi di strofe in base al numero dei versi o della struttura rimica: terzina, quartina, sestina, ottava o stanza, etc.

 

VERSO

Il verso di una poesia è una unità di discorso che ha una struttura metrica e un disegno ritmico ed è delimitata da una pausa virtuale, indicata solitamente da un a capo o uno spazio. Nella tradizione novecentesca ha preso piede il verso libero, che non segue una struttura metrica rigida o codificata.