Guida ragionevole #6

Rimmel di Francesco De Gregori

Parafrasando Nick Hornby possiamo dire che gli anglosassoni hanno i Beatles cantati a squarciagola durante le gite scolastiche, mentre noi italiani abbiamo i cantautori cantati ai falò in spiaggia e strimpellati con la chitarra.
Ma esistono dei veri e propri capolavori creati dai cantautori italiani, da Dalla, alll’immenso De Andrè, Bennato e Finardi, Battiato, Paolo Conte, Claudio Lolli, solo per citarne alcuni. Tra questi grandi dischi c’è sicuramente Rimmel di Francesco De Gregori.

Uscito nel gennaio 1975 è, incluso Theorius Campus realizzato con Antonello Venditti, il quarto Lp dell’appena ventiquattrenne De Gregori. Rimmel, al contrario dei precedenti 3 album bellamente ignorati dal grande pubblico, fu un successo strepitoso, uno dei dischi più belli dei cantautori italiani degli anni Settanta e oltre.

Ora per un musicista è quasi naturale esserre contro il “sistema”, a tratti è pure di moda. Nel 1975, invece, nel pieno della contestazione, degli Anni di piombo, delle lotte di classe, dire la propria come meglio si credeva e mettersi contro una fazione o un’altra equivaleva a un suicidio. De Gregori riuscì ad avere successo senza arrendersi alla violenza uniformante degli slogan di movimento, che contro l’uniformità si scagliavano, creando a conti fatti la propria uniformità.
Il cantautore romano, pur non avendo mai nascosto la sua vicinanza politica ad idee di sinistra, dal popolo di sinistra, quello più duro e gretto, non è stato mai accettato, imputandogli versi da Baci Perugina, collegamenti ed evocazioni senza capo né coda, attaccandolo sui temi delle sue canzoni troppo astratti, troppo poco critici con la società, troppo poco “proletari“.

Ma la storia musicale italiana risponderà diversamente.

Forse in alcuni tratti il modo di raccontare storie per immagini (dichiaratamente ispirato a Bob Dylan, al punto che la prima canzone che strimpellò sulla chitarra, mentre portava soccorso alla Firenze alluvionata del 1966, fu Il ragazzo della via Gluck di Celentano, primo esempio di dylanismo italiano) è ingenuo, ma ad esempio nella title track riesce alla perfezione e raccontare la fine di una storia con “… ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro”.

Il disco contiene canzoni ormai entrate nella storia della musica leggera italiana, dalle ballata sussurrata di Buona Notte Fiorellino a Pablo scritta in collaborazione con Lucio Dalla, da Piano bar storia di un musicista da piano bar, alle acustiche Storie di Ieri, Piccola mela e Signor Hood, quest’ultima dedicata all’allora leader delle battaglie civili Marco Pannella. Tra l’altro lo stacco di chitarra acustica di Signor Hood ricorda un sample di Robespierre degli Offlaga Disco Pax.

In Rimmel che – secondo Wikipedia – fu il disco italiano più venduto del 1975, suonano Renzo Zenobi chitarrista artefice del caratteristico suono arpeggiato del primo De Gregori, e la band di accompagnamento (basso, chitarra elettrica e batteria) sono i Cyan, ex gruppo beat italo inglese.

Un gran bel disco da riascoltare.